Anagrammi
Fab#Settembre 16, 2006 || *Storie ||Se e’ vero che “nomen est omen”, vediamo un po cos’e’ celato nel nome dei nostri cari compaesani!!
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Graziano Muscas
Ramos Gusca, “Nazi”
A seguito della guerra spagnola del 36-39, Ramos Gusca fu uno dei piu’ importanti artisti della cosiddetta “generazione del 27”, un gruppo di intellettuali scampati alle epurazioni dei Republicanos e che, negli anni a venire, avrebbero fatto parlare di se per il loro fiorire creativo e la loro spinta progressista (che si sarebbe poi rivelata fondamentale per la costruzione di un substrato sociale collettivo ove avrebbe potuto attecchire il miracolo spagnolo del dopoguerra). Sfortunatamente l’aderanza di Gusca a questa cerchia di intellettuali duro’ relativamente poco.
Dopo una permanenza nella germania post bellica, durata dal 44 al 47, Gusca, superati i 35 anni, e’ soggetto ad una violenta ed inaspettata inversione di tendenza che lo porta ad appoggiare i movimenti di ricostruzione del partito nazionalsocialista al punto di farsi personalmente partecipe di atti di efferata violenza contro minoranze etniche ancora presenti nei confini teutonici. Se paragonata alla sua produzione letteraria precedente (“Il fiore rosso”, “Lettere del 37” e “Tierra y sangue”), i frutti intellettuali seguenti al 1946 sono una costante ode alla violenza e all’intolleranza (“Filo spinato” e “Il Plotone” in primis), che gli valgono in patria il non apprezzabile soprannome di “Nazi”. Muore nel 1964, azzannato alla gola da Gustav, il rottwailer che tanto amava, mentre cercava di aizzarlo contro una cucciolata di gatti.
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Raffaele Schiavulli
Felice Frulla, “Shiva”
Gli anni che corrono dal 1975 al 1981 segnano il periodo cruciale nella storia della Loggia P2 per le vicende che essa attraversa sia all’interno della massoneria che al di fuori di essa. Per la comprensione di tali avvenimenti vanno premesse alcune considerazioni di ordine generale -senza le quali risulta difficile la lettura dell’ampia documentazione in possesso della Commissione-. Felice Frulla, anche detto “Shiva” per la sua illuminata abilita’ diplomatica, fa il suo ingresso nella P2 proprio detto periodo, e va ipotizzato che sia lui uno dei principali tramiti attreverso cui le due potenti organizzazioni segrete amalgamano le loro sfere di interesse.
Frulla, piemontese di origine Ligure, emerge prepotentemente dalla Gran Loggia di Napoli nel dicembre 1974 quando i Maestri Venerabili del Grande Oriente votano quasi all’unanimità la “demolizione” della Loggia Propaganda. In esecuzione di tale deliberato il Gran Maestro Salvini decreta (30 dicembre 1974) la abrogazione dei “regolamenti particolari governanti attualmente Risp.Loggia P2 e le deleghe e norme organizzative ed amministrative da essi derivanti”. Fu lo stesso Frulla a chiedere altresì ai fratelli coperti se intendessero mantenere tale posizione, rivelando in tal modo che la vera finalità dell’operazione era quella di mantenere in vita la Loggia P2, espellendone peraltro Licio Gelli. Sfortunatamente “Shiva” non aveva idea del nemico che si era cosi facendo creato. Fallito il tentativo di espulsione di Gelli, nel 1980, una volta confermata la presenza del “Cavalier Rampante” nella societa’ segreta, Felice Frulla viene trovato strangolato nella sua stanza dell’ Hilton di Milano; attorno alla gola, strettamente annodato, c’e’ un biscione di gomma. Il caso viene archiviato come incidente domestico e Frulla verra’ presto obliato nel dimenticatoio. E’ il 26 di Aprile.
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Alessandro Bolli
Don Lillo Baressa
Camillo Baressa nacque il 16 agosto 1825 ad Ariccia, in provincia di Roma. La sua fu una famiglia di poveri contadini. Rimase orfano del papà, Armando, a soli due anni.
Sua madre, Concetta, lo tirò su con tenerezza ed energia. Gli insegnò a lavorare la terra e a vedere Dio dietro la bellezza del cielo, l’abbondanza del raccolto, il temporale che schiantava le viti. Mamma Concetta, nella chiesa, aveva imparato a pregare, e lo insegnava ai suoi figli. Per Camillo pregare voleva dire parlare con Dio in ginocchio sul pavimento della cucina, pensare a lui seduto sull’erba del prato, fissando lo sguardo al cielo.
Da sua madre, Camillo imparò a vedere Dio anche nella faccia degli altri, dei più poveri: nella faccia dei miseri che l’inverno venivano a bussare alla porta della loro casetta, e ai quali Concetta rattoppava le scarpacce e dava un brodo caldo. In seguito inizio’ a vedere Dio anche nei giovani ragazzi, ma soprattutto nelle ragazze. Mentre passava dall’adolescenza alla maturita’, crescevano dentro, ma soprattutto fuori di lui i segni del grande desiderio divino al quale, in futuro, non avrebbe potuto sottrarsi. Fu arrestato nel 1842 per stupro reiterato, due giorni dopo il sacerdozio.
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Raffaello Taurino
Al Renato, “u’ loffari”
Noto mafioso calabrese, reso famoso per la sua propensione di regolare i conti all’arma bianca e per la passione per i borlotti locali in salsa crotonese (u’ loffari, in un misto di calabrese e siciliano significa “il loffaro”, vale a dire colui che emette peti silenziosi e di odore particolarmente pungente). Attivo tra il 1914 e il 44, Al Renato si prodigava nel traffico degli alcolici sullo stretto di Messina, senza disdegnare corruzione locale, riciclaggio ed estorsione. La sua carriera si areno’ assieme alla sua nave, la Biancona, naufragata a poche centinaia di metri dal porto siciliano in una notte di burrasca. La moglie, Addolorata Renato, libero’ sul mare dello stretto tutti i germogli di borlotto ricavati quella primavera dagli orti di famiglia per placare l’anima inquieta del poveruomo. Ancora oggi troviamo questa usanza sul fronte calabrese dello stretto: le “renatine” sono le vedove rese tali da incidenti navali, che, in gruppo, ogni seconda domenica di maggio, gettano fagioli nel mare dello stretto. Curiosamente, le renatine sono spesso spose di personaggi dalla dubbia fama locale.
Altri anagrammi presto in arrivo!
Edit by Gracio on 17/09/2006
Fabrizio Caroletti
“Zio” Carletto Biafri
Carlo Biafri detto Zio Carletto nasce il 27 Agosto del 1943 a Cassino, sulle sue origini aleggia ancora oggi un velo di mistero, la fonte più verosimile lo vuole figlio di Micheal Lothbif un sergente americano di origini polacche che aveva contribuito alla liberazione del sud italia e di Cassino e Lorena Biafri bellissima donna originaria del Salernitano e che durante la guerra lavorava a servizio presso i Conti Mattabona di Cassino.
Carlo cresce nella completa assenza della figura paterna, infatti il sergente Lothbif in una notte invernale del ‘43 una volta venuto a sapere della gravidanza di Lorena scompare, alla madre Lorena tocca il compito di crescere il bambino nella casa dei conti Mattabona.
all’eta di 20 anni Carlo che ormai chiamano tutti Carletto per la sua stazza minuta si trasferisce a Napoli e inizia a lavorare come portiere nella casina Aldobrandi la più nota casa chiusa della città, sotto l’occhio vigile della Metresse Romina Staffiletti, Carlo comincia a tessere una fittissima rete di rapporti con i personaggi più in vista di Napoli frequentatori del bordello, cosa che man mano negli anni lo renderà il protettore più conosciuto del sud-italia.
Nel 1978 Carlo che oramai chiamano tutti Zio Carletto dirige 5 bordelli illegali a Napoli e numerosi locali di spogliarelliste in tutto il sud, in uno di questi il BluDust la sera del 25 Ottobre mentre sta bevendo un burbon seduto al bar incontra un uomo di nome Micheal, che inizia a raccontargli della sua vita e di come avesse avuto durante gli anni della guerra una storia con una bellissima donna salernitana, Carletto sentita la storia e rivivendo in quegli attimi la sua disagiata infanzia senza un padre, non esita un secondo prende la sua beretta e fa fuori l’uomo davanti a tutti i presenti nel locale.
Zio Carletto Biafri e’ detenuto ancora oggi a Poggio Reale all’età di 63 anni per l’omicidio del padre.




